I Trentin Music Award di marzo sono una miniera d’oro per questa rubrica. Ci stavo pensando in questi giorni mentre mi scervellavo per trovare il prossimo gruppo ospite. Tra una cosa e l’altra passando in rassegna concerti, dischi, album, contest e tutto il resto, mi sono ricordata di Graziano che ci ha offerto una birra ai TMA. Lui e il suo gruppo, i Becoming Bellatrix, hanno partecipato a questa edizione e oggi li intervistiamo in questo nuovo episodio di come tutto è (s)partito!
Per raccontarvi questa storia parto proprio da Graziano Campaldini, classe 1998 di Mori. Lui è il primo dei quattro a cui ho stretto la mano quella famosa sera ai TMA. Graziano si avvicina alla musica da piccolo grazie ai suoi genitori: «Si può dire che i miei genitori abbiano messo a terra il seme e gli amici che ho sempre avuto la fortuna di avere vicino hanno aiutato a far crescere stelo e fiori». Proprio gli amici lo spingono a immergersi sempre di più in questo mondo condividendo con lui una passione che si traduce in ore e ore di prove. Insomma l’inizio per Graziano è naturale e si trova a cantare e suonare per passare del tempo con le persone a cui vuole bene: «La prima spinta sono stati i miei amici – dice – poi, il piano inclinato sul quale si è sviluppata la mia traiettoria è stato il feeling naturale e piacevolissimo che ho con i miei strumenti: chitarra e voce».
Un feeling che Graziano porta avanti ancora ora incastrando la sua passione tra le mille incombenze della vita: «Una grande parte di quello che sono riuscito a realizzare lo devo ad una forte motivazione intrinseca data dal voler restituire alla musica quello che sento di continuare a ricevere da lei».
Tra le cose che la musica continua a dare a Graziano ci sono amici fidati come Federico con cui nel ANNO danno vita ai Ruinscream, band dalle cui ceneri nasceranno i Becoming Bellatrix.
Federico Antoniolli è di Levico Terme e condivide con Graziano la passione per la musica e l’anno di nascita. Federico incontra la musica da bambino: «non saperi di preciso a quanti anni, potrei azzardare intorno ai 5/6 anni quando mio padre mi regalò un lettore di CD portatile e qualche disco». Questo regalo è la tana del Bianconiglio per il piccolo Federico che si trova nel paese delle meraviglie musicali: «Il disco che mi ha avvicinato alla musica era Buoni o Cattivi di Vasco a cui sono seguiti vari dischi di Celentano, da lì la mia missione era avere più CD possibile. Di lì a poco ho iniziato a scaricare musica con Emule e a riempire hard disk con la musica scaricata da alcuni soci. Poi un giorno mia madre mi chiese di scaricare Nothing Else Matters dei Metallica e fu amore, senz’altro quella canzone mi avvicino alle sonorità metal, continuai ad approfondire questo genere scoprendone le varie sfaccettature, fu amore».
E se ascoltare la musica è qualcosa che lo conquista fin da subito, suonarla arriva soltanto dopo una delusione: il flauto dolce. «Iniziai a suonare il basso perché alle medie ero negato col flauto – racconta infatti Federico – Vedevo i miei amici suonare le chitarre e lo trovavo affascinante quindi decisi di provarci anch’io. Invece della chitarra scelsi il basso e comprai il mio primo strumento che suonavo continuamente facendo incazzare non poco il vicinato. Però a me piaceva da morire e continuai a farlo».
A portare Federico nel punto di non ritorno sono proprio i Ruinscream: «La mia passione per la musica si radicalizzò quando mi proposero di entrare nei Ruinscream, un gruppo metal dove suonavano dei miei amici, tra i quali Graziano il nostro attuale cantante con cui ormai ho il piacere di suonare da qualcosa come 15 anni. Ho continuato e continuo a suonare perché ormai la musica, i live e le prove sono parte della mia vita e mi emozionano ancora dopo tutto questo tempo. Di quante cose si può dire lo stesso? Solo uno stolto abbandonerebbe una cosa così potente come la musica».
Completiamo la sezione ritmica con Diego Parolin, batterista del 2009 originario di Levico Terme. Diego scopre la musica all’inizio delle scuole medie: «Mio zio, ex batterista, mi ha contagiato con la sua passione e ho deciso di intraprendere il percorso delle medie musicali nella mia scuola a Levico. Questo indirizzo proponeva agli studenti di studiare vari strumenti moderni tra cui la batteria. Ho cominciato così studiando un po’ con gli insegnanti e un po’ da autodidatta immergendomi sempre più nel mondo della musica. La mia motivazione a suonare è stata sicuramente la musica: mi è sempre piaciuta e mi dà energia, emozioni forti. Andare a vedere concerti live o video di live mi ha sempre fatto desiderare di poter salire su un palco davanti a migliaia di persone».
Fin qui abbiamo sentito parlare di CD, Emule e lettori portatili, adesso facciamo un passo indietro con Marco Michelotti chitarrista 33enne di Rovereto. «Il mio primo vero incontro con la musica risale ai tempi delle elementari, grazie a una cassetta: Uno in più di Max Pezzali. La infilavo nello stereo di casa e la ascoltavo a ripetizione, cantando ogni canzone a squarciagola, finché i miei genitori non ce la facevano più. Ripensandoci oggi, credo che già allora ci fosse qualcosa di speciale in quel rito: non era solo ascoltare, era sentirsi dentro le canzoni».
Ancora una volta la musica entra nella vita di Marco partendo dall’ascolto per poi diventare materia plastica che si forgia tra le mani: «La vera svolta, però, è arrivata qualche anno dopo, grazie a una combinazione fortunata: la vecchia chitarra di mio nonno, rimasta lì ad aspettare qualcuno che la prendesse in mano, e la scoperta di Avril Lavigne. Ho iniziato a strimpellare quasi per gioco, un accordo alla volta, senza sapere bene cosa stessi facendo. Eppure è stato proprio in quel momento che ho capito una cosa importante: quello che suonavo, anche se semplice e imperfetto, riusciva a farmi provare emozioni vere. Da lì non ho più smesso».
All’inizio di questa storia, Marco non vuol fare il musicista, solo riprodurre da sé le canzoni che gli restano dentro: «Ogni volta che una canzone mi colpiva, sentivo il bisogno di capire come fosse fatta e di riprodurla con le mie mani. Passavo ore a cercare di rifare un riff, a capire da dove venisse un certo suono, a sperimentare con effetti e sfumature per avvicinarmi a quello che sentivo nelle cuffie. Più che imparare a suonare, stavo imparando ad ascoltare davvero».
A cambiare tutto è il COVID-19 che regala a Marco lo spazio per approfondire un desiderio: «Col tempo, però, rifare le canzoni degli altri non mi bastava più. È nata la voglia di scrivere musica mia, prima in modo istintivo durante l’infanzia, poi con molta più consapevolezza durante il periodo del COVID. Quei mesi sospesi, chiusi in casa, mi hanno dato il tempo e lo spazio per guardarmi dentro e trasformare pensieri e frustrazioni in canzoni. Oggi la scrittura per me ha anche un’altra funzione: prendere posizione. Scrivo per dire la mia su ciò che mi circonda, sulle contraddizioni e sui problemi che affliggono la società moderna. Credo che la musica non debba essere solo intrattenimento, ma anche un modo per far riflettere, per scuotere, per non restare indifferenti. Ed è proprio questo, forse, il motivo più forte per cui continuo: sento di avere ancora tante cose da dire».
Fin qui vi ho introdotto i nostri protagonisti, ma come sono diventati una band?
Tutto nasce dalle ceneri dei Ruinscream, la sopracitata band in cui suonavano Graziano e Federico con Andrea, il precedente batterista. «Ad un certo punto siamo rimasti senza una chitarra – raccontano Graziano e Federico – in quel momento abbiamo deciso di spostarci verso sonorità pop-punk componendo e pubblicando “Don’t kill my dreams”, l’album d’esordio dei Becoming Bellatrix. In quei mesi ci sono stati alcuni cambiamenti di formazione fino alla configurazione definitiva con Marco alla chitarra e Diego alla batteria. Il loro arrivo ci rende orgogliosi del presente di questo progetto ed entusiasti guardando al suo futuro».
Una volta trovati i musicisti mancanti, i neonati Becoming Bellatrix cercano occasioni di esibirsi: «Da subito abbiamo iniziato a suonare su più palchi possibile per testare la nuova formazione, confermato il feeling tra membri è iniziata una fase di fervente creazione, molte idee, diversi pezzi in cantiere, tanta voglia di suonare e di mettersi in gioco».
Batterie martellanti e chitarre distorte dalle sonorità pop punk ma non solo: «I nostri brani hanno come predominante il punk rock con contaminazioni metal e rap. Questo vale in generale, ma siccome non ci piace incasellarci in un’etichetta ci riserviamo di sperimentare e non necessariamente i prossimi pezzi rispecchieranno questi stili».
A dicembre 2025, i Becoming Bellatrix escono con il loro primo album, Don’t Kill My Dreams, una miscela moderna e unica di pop punk, metal e rock alternativo. «È il nostro biglietto da visita per coinvolgere gli ascoltatori delle generazioni passate, presenti e future – spiegano i ragazzi -A livello di testi e messaggio, è stato concepito per unire le persone ispirandole ad affrontare le insicurezze e ad accogliere cambiamenti positivi nelle sfide più difficili della vita».
Ad anticipare l’album è stato il singolo Red Burning Star: «È il brano che sintetizza le influenze punk più ‘estreme’ del gruppo, con il suo tempo incalzante ed il suo fiume di parole. Come molti dei brani provenienti da ‘Don’t Kill My Dreams’, il testo di Red Burning Star ha radici in esperienze di vita veramente vissuta. Sono proprio le esperienze in prima persona che portano alla luce le canzoni più sinceramente ispirate e originali, inequivocabilmente vive, uniche e pulsanti».
In particolare, il singolo parla di quelle persone che si annidano nella tua vita e la stravolgono un po’ alla volta: «Red Burning Star racconta di quanto una persona può arrivare in profondità nello scuotere la tua esistenza e le tue convinzioni. Parla di come ci si può sentire incompleti, senza mai essere stati veramente tali. Parla di chi ti sa ascoltare davvero e in modo straordinario sa capire i tuoi demoni e disegnare piume sulle loro ali, mostrandoti così degli angeli».
Ad oggi i ragazzi stanno lavorando a un EP di 4 brani mescolando le loro influenze musicali, le idee e gli strumenti in una mix che potrete ascoltare nei primi mesi del 2027.
Per restare aggiornati sulla loro musica vi lascio i link Spotify, YouTube, Bandcamp e perfino Tiktok.
Noi, come sempre, ci sentiamo al prossimo episodio
A presto
Daph









Nome: Becoming Bellatrix
Musicisti: Marco Michelotti, Graziano Campaldini, Federico Antoniolli, Diego Parolin
Genere: pop punk contaminato
Attivo dal: 2025
Prima canzone: Red Burning star
La gente dovrebbe ascoltarti: Se a una persona piace anche solo vagamente il punk, apprezza il metal o l’hard rock allora non ha scuse per non ascoltarci. Siamo una band che, come obiettivo principale, ha quello di portare musica originale, qualcosa che non puoi dire di aver già sentito prima. A noi piace avere un suono unico, caratterizzato dalle influenze diverse che ognuno di noi ha: dal pop punk al death metal, dal fusion al progressive.
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