Die Bogs: come tutto è (s)partito N°20

18/11/2025 - come tutto è (s)partito
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Die Bogs: come tutto è (s)partito

Questo nuovo episodio di Come tutto è (s)partito è un interessante esempio di come la tecnologia, internet in particolare, renda possibili legami e lavori a distanza. Per esempio, mentre leggete questo pezzo io sono in Africa e avrò aggiornato lo stato dell’articolo durante una giornata estiva. In Italia, nel frattempo, sarà inverno e così pure in Germania, dove si trova attualmente una delle protagoniste dell’intervista di oggi.

A voler essere sinceri, quest’intervista è stato un mix di posti diversi, un po’ Dresda, un po’ Ferrara, un po’ Padova, un po’ Bologna e un po’ Dro. Ci siamo connessi tutti quanti solo per raccontarvi questa storia che potete leggere da ovunque. Ma ciancio alle bande e cominciamo: loro sono i Die Bogs e questo è Come tutto è (s)partito!

Table of Contents

Bianca Giacomoni

Per raccontarvi questa storia bisogna raccontarvi di Bianca Giacomoni, 25 anni originaria di Bolzano e attualmente residente a Dresda. Con Bianca abbiamo finalmente sorpassato il confine provinciale di Trento inglobando l’intera regione. Bianca è la prima nota di questa storia perché tutto è (s)partito con il suo progetto solista. Bianca incontra la musica da piccola cantando nel coro e suonando il piano: «I miei genitori non suonano – racconta – e non avevo musicisti attorno. Mio padre però ascoltava tanta musica e, da questo punto di vista, la musica è sempre stata presente. Per qualche motivi che non mi spiego, da piccola volevo suonare lo xilofono: mi intrigavano tutti quei tasselli». Dai tasselli dello xilofono ai tasti del piano il passo è breve e passa per il coro: «Ho cominciato a cantare in un coro e questo mi ha plasmata dal punto di vista del gusto perché io vado matta per i cori. Poi ho iniziato a studiare pianoforte in una scuola musicale a 8/9 anni».

«La cosa che mi ha fatto un po’ scattare la necessità di scrivere, al di là dello studio dello strumento, è che quando tornavo a casa da scuola mi piazzavo davanti alla radio e mettevo dentro le cassette con lo scotch sopra per registrarmi mentre cantavo. Se ero arrabbiata, se ero triste, o qualunque altra cosa, inventavo dei pezzi. Questa cosa si è poi evoluta in base alle mie competenze che miglioravano»
Die Borgs: come tutto è (s)partito
Bianca
voce

Il passo successivo è il conservatorio dove Bianca studia composizione jazz. Nel tempo suonare e cantare per Bianca diventano un modo di essere: «Al di là della mentalità da conservatorio per cui devi sempre fare meglio, io sento proprio l’urgenza di suonare, il bisogno inspiegabile. Però non l’ho mai vista come un gioco, ma l’ho vissuto sempre in maniera angosciosa quasi. Mi ricordo dei periodi in cui non riuscivo a pensare a qualcosa senza sentire il bisogno di doverlo tradurre in musica o chiedermi come potesse diventare musica.

«La musica per me è una valvola di sfogo, è la maniera in cui mi psicoanalizzo. Poi c’è anche o studio e la sfera sociale che implica suonare perché ti porta in un contesto ricco di altre persone»
Die Borgs: come tutto è (s)partito
Bianca
voce

Mattia Gobbo

Il primo della formazione attuale ad unirsi a Bianca è Mattia Gobbo, coetaneo nato a Venezia e residente a Padova. Mattia suona la batteria fin da bambino: «Ho cominciato a 6/7 anni. Nella mia famiglia nessuno è musicista, ma mi hanno dato l’occasione di cominciare a suonare. All’inizio era un gioco, invece di stare per strada facevo musica. Poi ho continuato e sono arrivato al conservatorio».

Mattia è cresciuto in un condominio di quelli in cui i vicini sono in guerra tra loro e la sua batteria era una voce forte tra quei muri.

Da quei primi colpi sui tamburi è passato qualche anno e ora Mattia insegna musica alle medie, fa il turnista occasionalmente e suona con Bianca, Luca e Marco nei Die Bogs. «Devi trovare un modo per amare quello che stai facendo – dice – Io ho cominciato a fare musica per gioco e per me è ancora così. Poi devi trovare un modo per viverci, ma non necessariamente. Quello che, personalmente, mi ha sempre spinto a continuare a far musica, è che sono riuscito a mantenere un approccio alla musica che si inserisca nella dimensione della ricerca e del gioco. Da piccolo, quando era tutto nuovo, questo era facile e scontato perché ogni nuova nota, nuovo suono e nuovo colore era qualcosa da scoprire. Crescendo sono riuscito a mantenere questo approccio alla musica, sia con lo strumento, sia con l’ascolto, sia quando parlo di musica. Ma per mantenere questo modo ci vuole impegno personale».

«La musica per me è gioco e ricerca. Quello che mi farà continuare sempre a suonare è questo: uscire dagli stigmi culturali della musica come competizione, come strumento per primeggiare, e come necessità di essere performante. Per me la musica non è questo, per me è la possibilità di fare cose nuove in modi nuovi»
Mattia Die Borgs
Mattia
Batteria

Luca Porcelluzzi

A questo punto della nostra storia arrivano i fratelli Porcelluzzi: Luca e Marco.

Luca suona il basso, ha 34 anni ed è di Trento anche vive a Ferrara. «Ho iniziato da piccolo con il basso elettrico. – spiega – I primi ricordi che ho nel mondo musicale riguardano il nonno, direttore di coro. Ricordo che mi lasciavano per ore davanti al piano a casa sua e io suonavo. La cosa divertente è che il piano lo suono malissimo! Però da piccolo ero circondato dalla musica, anche se i nostri genitori non erano musicisti, la musica ha sempre fatto parte dell’ambiente familiare. Ci sono perfino delle cassette in cui canto con la mamma».

Luca non sa perché ha cominciato a suonare il basso: «Un giorno andrò in terapia per scoprirlo», dice. E poi cita Steve Harris degli Iron Maiden e i Rage against the machine che lo hanno ancorato al suo strumento fino al conservatorio e oltre.

«L’esperienza musicale è prima di tutto un’esperienza sociale: è bello suonare con gli altri, avere uno scambio umano e musicale. Credo che il musicista sia uno dei mestieri più belli del mondo perché ti ritrovi costantemente ad avere a che fare con altre culture e idee e sviluppi un interesse per quello che hai intorno. La musica diventa un melting pot che ti porta a scoprire altro, dentro e fuori di te. Dicono tutti che sia un linguaggio universale, per me è uno linguaggio primordiale: la musica ti muove qualcosa dentro, legato al movimento, alla danza. Poi, certo, c’è anche tutta la parte di musica politica o come possibilità di esprimersi, ma io credo che sia qualcosa di innato, di biologico»
Luca
Basso

Marco Porcelluzzi

Il nostro ultimo protagonista di oggi è Marco Porcelluzzi, fratello di Luca, anni 26, anche lui trentino d’origine esportato a Bologna. E no, nel caso ve lo stiate aspettando, Marco non suona la chitarra! In questa band non ci sono chitarre, ma in compenso abbiamo un sax e clarinetto basso tra le dita di Marco, anche lui diplomato al conservatorio.

«La musica fa parte della mia vita fin da quando ero piccolino – riferisce – Mio fratello suonava e a casa si è sempre ascoltata la musica. Nostro nonno era direttore di cori e mi portava alle prove ed io passavo le ore lì. La musica ha sempre fatto parte della mia vita».

Il passo dall’ascolto alla pratica passa per gli strumenti seminati per casa: «Dal nonno c’era il piano, a casa altri strumenti e il basso di Luca. Ho iniziato a suonare così, con quello che capitava. Poi ho deciso di studiare sax, clarinetto e qualcosa di piano. Ho fatto le medie musicali e poi, alle superiori, ho cominciato a suonare seriamente».

Dopo il conservatorio, Luca si sta ingegnando per lavorare come musicista e insegnare musica nella danza acrobatica degli artisti che vogliono vivere della loro arte.

«La musica è qualcosa che mi accompagna da quando sono piccolo quindi è parte della mia vita quotidiana. Sono un musicista, faccio il musicista. A volte ti fa stare più male che bene, soprattutto in questo sistema culturale, ma è una compagna che non ti abbandona sia nell’ascolto sia nella pratica. E poi c’è tutto il mondo musicale. La musica è una passione che ho imparato a coltivare. È un modo per stare con le altre persone. C’è la parte di studio, personale e collettivo, poi però i frutti li senti quando sei con le altre persone. Ultimamente alla fine di un concerto, è capitato di sentirsi emozionati insieme: ognuno di noi ha fatto qualcosa di suo, ma abbiamo fatto qualcosa insieme e il pubblico è stato con noi in questo»
Luca Die Borgs
Luca
Sax e clarinetto

Die Bogs: come tutto è (s)partito

Come vi ho anticipato all’inizio delle presentazioni, tutto è (s)partito con Bianca: «Fino alle superiori non ho mai suonato con nessuno, poi ho avuto l’occasione di suonare i miei pezzi al festival studentesco che coinvolge le scuole superiori di Bolzano, nella categoria songwriting. Quella è stata la prima volta che ho fatto prove con qualcuno, la prima volta che ho fatto sentire i miei pezzi e ho ricevuto feedback positivi. Da qui è nato il progetto solista».

Per il suo progetto solista omonimo, Bianca pubblica My soul is still at 12971, primo singolo come solista e prossimamente in uscita per i Die Bogs.

Ma facciamo un passo alla volta: come siamo passati da Bianca ai Die Bogs?

«Per qualche tempo ho suonato con diversi musicisti in base alla disponibilità – prosegue Bianca – Mattia è quello con cui ho suonato per primo e che è rimasto sempre. Poi si è aggiunto anche Luca. Quest’anno abbiamo fatto un concerto nelle Marche e abbiamo cominciato a riarrangiare i pezzi per questo. Quello che ne è uscito ci ha convinti molto e abbiamo tenuto questa formazione».

La formazione così composta convinceva a tal punto che i ragazzi hanno deciso di registrare un album che, si spera, uscirà a breve!

«Bogs è un nome proprio che ho incontrato mentre scrivevo la tesi sulla figura del musicista nel romanticismo. Sono venuta a conoscenza di questa satira in cui Bogs è un orologiaio che, per far parte di una società di tirassegno, deve dimostrare di non farsi influenzare dalla musica e non ci riesce. Lui, che ha questa mente schematica oggettiva e razionale, viene totalmente mandato fuori di testa dalla sinfonia e questo mi ha sempre colpito. Poi, Bogs vuol dire anche “cessi” in inglese e gli dava carattere. La chiave però è che sono rimasta affascinata dal concetto per cui la musica ti manda fuori e ti fa mettere in dubbio gli schemi»
Die Borgs: come tutto è (s)partito
Bianca
voce

Carta Bianca. Coi Margini

All’inizio dell’articolo vi ho raccontato che questa intervista è stata fatta connettendo cinque città diverse e questa cosa mi ha molto colpita.

Bianca, Mattia, Luca e Marco suonano insieme e vivono dislocati tra l’Italia e la Germania, come si fa a fare prove in queste condizioni?

«Ci troviamo per delle prove intensive di più giorni proprio perché siamo tutti un po’ dislocati» chiarisce Bianca tratteggiando giornate intense in cui si vive e si respira musica.

«Bianca scrive i pezzi e gli arrangiamenti li facciamo assieme – aggiunge Mattia – non riusciamo a trovarci con continuità, quindi quando ci troviamo facciamo delle sedute intensive. Tutti abbiamo altri progetti musicali e veniamo dal conservatorio, quindi la tecnica non è un problema, però dobbiamo entrare in sala prove ed esserci con la testa perché sappiamo che abbiamo quell’occasione e poi chissà».

Insomma, Bianca compone un pezzo, e poi tutti ci mettono il loro e in questa fase le canzoni acquistano carattere, prendono vita e cominciano a suonare in modi inaspettati. «Lavorare coi pezzi di Bianca vuol dire che tu arrivi e non si cosa ne uscirà – prosegue Mattia – Lavoriamo con gli spartiti, ma non è ancora musica è in quei tre gironi che succede la magia».

Una magia che nasce anche dalle differenze e dai vissuti che si portano dietro: «Una delle cose che succede e che ci differenzia rispetto ad altri gruppi, è che c’è del materiale di partenza: i brani di Bianca. Questo ci fornisce una base su cui iniziare a costruire assieme e su cui tutti noi aggiungiamo le nostre esperienze come musicisti con background differenti»

«Tendenzialmente cerchiamo di non applicare una ricetta stabilita di arrangiamento: cerchiamo di guardare le cose da un punto di vista diverso. Non seguiamo standard, ma giochiamo con il pezzo, lo ragioniamo e sperimentiamo»
Die Bogs

«I miei brani li hanno suonati altri musicisti – continua Bianca – con Mattia, Luca e Marco è venuto fuori un sound specifico perché ognuno di noi ha messo qualcosa di suo. Ognuno ha diverse esperienze o diverse culture musicali».

Per capire davvero questa cosa vi sfido, quando uscirà l’album a riascoltare My soul is still at 12971 riarrangiata dai Die Bogs. Sarà interessante fare un confronto tra i due brani, quello solista, e quello con questa formazione.

«Non tutti gli artisti hanno la stessa apertura di voler includere negli arrangiamenti le idee e i background dei musicisti. Bianca ha questa specifica per cui ci lascia carta bianca, ma coi margini.
Die Bogs

Post rock, prog e musica classica

Ok, arrivati a questo punto vi siete fatti un’idea della loro storia, del loro background e di come tutto è (s)partito. Non mi resta che parlare un po’ della loro musica e poi lasciarvi all’ascolto.

«Parlare di generi musicali è diventato tabù – dice Luca – Se però dovessi darci un genere è il post rock. Più che altro perché mettiamo insieme cose diverse. Abbiamo tutti suonato jazz, ma suoniamo anche hard rock, metal, e quando ci troviamo ad arrangiare tutte queste cose trovano il loro equilibrio».

A questo punto a parlare è Mattia, direttamente con Bianca: «Tu sei prog» le dice con la complicità di un iside joke.

Bianca ride. «In effetti, mio padre è un grande fan del progressive rock – mi spiega – quindi direi che può avermi influenzato. Personalmente, io strizzo l’occhio anche alla musica classica, che è un po’ come ho imparato a suonare. Al conservatorio ho suonato composizione jazz, però orbitavo attorno alla musica classica e poi al pop più banale».

Ma non è solo una questione di genere, perché come avrete capito da un po’, in questa formazione non ci sono chitarre e invece ha un sax e un clarinetto.

«Marco suona il clarinetto basso – ribadisce Luca – quindi succede che lui faccia il basso nella canzone e io, con il basso, faccio un lavoro timbrico coi pedali e l’elettronica. Il risultato finale è diverso e crea un’atmosfera unica».

Accanto a questo ci sono ovviamente anche i synt, pedali e altra elettronica: «Nei nostri brani c’è un elemento rumoristico che li fa mergere perché sperimentiamo tanto a livello sonoro. Le canzoni vengono costruite man mano e a volte vengono proprio svoltate: brani che erano nati come ballad finiscono per essere tutt’altro».

«Die Bogs e Bianca non sono cose diverse, ma sono in continuità, non ripudio il mio passato, ma il progetto si è trasformato e ha preso un'altra forma. Die Bogs nasce sulle ceneri di Bianca»
Die Borgs: come tutto è (s)partito
Bianca
Voce

Tutto questo per dirvi che Bianca la potete ascoltare, i Die Bogs ancora no, ma confidiamo che ci daranno presto loro notizie.

Se però siete curiosi e volete delle anteprime musicali, seguiteli su IG: @diebogs per scoprire dove presenteranno in anteprima i loro pezzi.

Nel frattempo, vi lascio qui i canali Spotify e YouTube

Daph

Carta di identità: Die Bogs

Nome: Die Bogs

Genere: Se dovessi dargli un genere è post rock.

Attivo dal: 2025

Prima canzone: My soul is still at 12971

La gente dovrebbe ascoltarti: perché è qualcosa di un po’ diverso. C’è una varietà che non annoia, sviluppo lento che però arriva da qualche parte. È un’esperienza diversa dall’ascolto dei brani più comuni. Per ascoltarci ci vuole comunque un certo impegno perché facciamo brani più lunghi di quello a cui siamo abituati. Il nostro brano più breve è 4 minuti, in media ci aggiriamo intorno ai 7

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